#LeRiflessioniDiMarina – Il parcheggiatore abusivo News

07
Nov

#LeRiflessioniDiMarina – Il parcheggiatore abusivo

Al Sud, quando sei in automobile, non sei libero di mettere la freccia ed accostare per posteggiare, che subito si avvicina un parcheggiatore abusivo. Lui è sempre intorno a te, sbuca dal nulla e ti sorprende con un “vada vada… vieni vieni… buongiorno signó”

parcheggiatore abusivo

Lo ammetto, è una categoria per cui non ho una particolare simpatia, le multe poi, fioccano come neve cristallina, nonostante i proclami del mestiere: “ca nun venen’ e vigil, ossapn ca ci pens’io” (qui non vengono i vigili, lo sanno che ci sono io a lavorare). Diventa difficile trovare delle attenuanti a queste richieste improprie e inopportune, non c’è scusa che regga, tu mi vuoi convincere che dovrei accettare questa situazione, ma io non la capisco.
Così, solitamente, mi dirigo verso il parchimetro e pago il parcheggio, devo anche giustificarmi con il padrone della strada, al quale prometto, ugualmente, la Sua richiesta, “na cos’ a piacere” (un’offerta libera). Oggi ne ho trovato uno distratto, un Parcheggiatore insolito.

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In genere, appena sosto l’automobile, il Parcheggiatore, che ha una testa prismatica con occhi su ogni lato, fischia o “ulula” da lontano, ha una vista infallibile, ti accoglie con un “nun v’ preoccupate, ce verimm’ aropp” (non disturbatevi, mi pagate quando avete terminato). Oggi il mio parcheggiatore abusivo era distratto. Stupita e incuriosita, alquanto incredula, decido di capire che sta facendo, lo vedo dietro un’automobile, è accovacciato e indaffarato, non mi ha notata.
La curiosità è più forte della voglia di sottrarmi al dazio illegittimo. Mi avvicino. Gioia gioia e ancora gioia…
Eccolo lì “il parcheggiatore abusivo” chinato a terra, è estate, il sole brucia la strada, lui, all’ombra di un albero, da acqua fresca a sette micetti randagi, gli dice “natuppoco v’vac a pigliá le alici, amma’ aspettá ca chiur’ o’ mercato, accussi ce le dann’ a poc” (tra un po’ vado a prendere le alici, dobbiamo aspettare l’orario di chiusura del mercato, così le compriamo con pochi euro).
Il micio più grande è il suo interlocutore principale, è tutto nero, ha il collo grande e il pelo folto, occhi gialli magnetici, si chiama Nerone. Come il grande Imperatore, anche lui ama cantare e le alici lo aiutano a schiarirsi la voce e accordare le corde vocali, miagolando a gran voce, si esprime così: “Miaow fratè nun te da pena, putimm aspettà” (fratello non ti preoccupare, possiamo aspettare).
Il suo fido compagno è Masaniello, magro e spelacchiato, un occhio mezzo chiuso e la coda storta, è un accorto servitore, dove va Nerone va lui, sempre pronto a favorirlo. Dal fondo del giardinetto avanza leggiadra una signora gatta, snella, pelo corto grigio sfumato, si appresta a chiedere un tavolo, ha prenotato, è la baronessa Matilda, ma quante arie si dà. Ogni giorno, a quest’ora si presenta con i suoi pargoletti, sono tre, uno diverso dall’altro. C’è Giggino, tigrato con occhi verdi, il più monello ed irrequieto, Garibaldi, tutto rosso, si trascina lento lento, ha il raffreddore anche in estate, si dice che sia allergico al pelo di gatto, infine la principessa di casa, Pulce, si si proprio così, la figliola si gratta sempre e quindi questo nome le calza a pennello. Ne manca una, la più invidiata, Mimì, giovane e forte, pezzata bianca e grigia, tiene testa a tutti, anche a Nerone, ma lui si sa, è innamorato perso e la lascia fare.

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Dico “Ciao”, il parcheggiatore abusivo si gira e subito riprende il mestiere “signó ve ne stat ienn?” (Signora state andando via?)… ed è lì che ho pagato il mio dazio illegittimo senza alcun rammarico, poi dalla borsa ho tirato fuori due bustine di umido per gatti e le ho date a lui che ha sorriso, perché tra amanti degli animali ci si capisce subito, senza tante parole. Mentre vado via sento un fischio, mi giro e da lontano il parcheggiatore e Nerone mi salutano dicendo: “gràzie assàje signò”
Questa è la storia di un uomo che, tutto sommato, ha conquistato la mia stima, in una città dove un gatto e un umano stringono un patto di amicizia e si sostengono, aggrappandosi ad un’iperbole emozionale!
Marina Picazio

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